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“It was a large room. Full of people. All kinds.
And they had all arrived at the same building at more or less the same time.
And they were all free.
And they were all asking themselves the same question:
What is behind that curtain?”

Born never asked
Laurie Anderson


Usiamo codici che riassumono il comportamento di una bellezza paragonabile all’invisibile.
Di una bellezza paragonabile all’invisibile, mi sembra quasi ridondante, ma in fondo se penso a questa frase riesco a capirne perfettamente la poesia.
Mi vengono in mente questi piccoli lavori di Nicola dove a guardar bene, ho sempre sentito un certo sapore, ho sempre pensato ai lavori di Nicola come di una materia antica, impastata, stratificata e saturata, fino quasi a non riuscire più a guardare dal bagliore.
Una presenza che gioca ad essere invisibile; sembrano dei giochi di copie sbiadite, imbiancate, che tendono a un rosa pacchianamente confetto. Decido di partire da un bianco, per arrivare a un rosa. Allo stesso modo quando li guardo troppo, è come se non li vedessi più' o forse ne percepisco la presenza